Comunicati stampa

IN QUESTA SEZIONE PUOI CONSULTARE TUTTE LE POSIZIONI UFFICIALI E LE DICHIARAZIONI DI CONFINDUSTRIA DISPOSITIVI MEDICI.

CORRUZIONE, CONFINDUSTRIA DISPOSITIVI MEDICI: RAPIDA APPROVAZIONE SUNSHINE ACT, POI SEMPLIFICAZIONE CODICE APPALTI E PROCESSI

Boggetti: “dopo Sunshine Act si vada verso la creazione di un ecosistema capace di attrarre imprese e innovazioni. Presenteremo 10 proposte per lo snellimento del Codice degli Appalti”

  

Roma, 10 maggio 2019– “Ci auguriamo una rapida approvazione del Sunshine act in esame al Senato. Siamo convinti che la trasparenza sia la migliore garanzia di un corretto rapporto tra industria e operatori sanitari, senza il quale non può esserci innovazione tecnologica perché se dalla ricerca medico-scientifica si sviluppano nuove soluzioni terapeutiche, è poi l’industria che le produce, le perfeziona e le rende accessibili a tutti. Pertanto condanniamo tutte le forme di corruzione e di distorsione per poter lavorare in modo trasparente per lo sviluppo tecnologico in medicina nell’interesse del paziente”. Questo il commento del Presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti per una rapida approvazione del Sunshine Act.

“A nostro parere – ha dichiarato Boggetti – il Sunshine Act rappresenta un importante passo verso la creazione di un ecosistema capace di attrarre imprese e innovazioni; siamo anche convinti che per raggiungere pienamente questo obiettivo siano necessari altri atti di semplificazione e trasparenza normativa. È fondamentale per l’industria del Paese che si attui quanto prima una riforma che renda la giustizia più veloce e certa, oltre a uno snellimento normativo del Codice degli Appalti che consenta a tutti gli attori del sistema di agire in modo chiaro attraverso regole semplici in un percorso virtuoso. Non dimentichiamo infatti che dove ci sono troppe norme si crea minore chiarezza ed è proprio qui che  può annidarsi la corruzione. Auspichiamo quindi che il Sunshine act sia il primo passo verso altri interventi legislativi che abbiano come principale obiettivo la certezza e la semplificazione normativa”, ha concluso Boggetti.

 

Contatti per la stampa:

Sara Robibaro – Confindustria Dispositivi Medici
e-mail: robibaro@confindustriadm.itmobile: 393.9976490
Titti Ioia – Community Group
e-mail: titti.ioia@communitygroup.it  – mobile: 339.3587153

PRIMA INDAGINE TECH4LIFE SULLA PERCEZIONE DELLA POPOLAZIONE ITALIANA SU SALUTE E TECNOLOGIE MEDICHE SALUTE, INDAGINE: ITALIANI BEN DISPOSTI ALLA PREVENZIONE, MENO PRONTI A CONDIVIDERE DATI SULLA PROPRIA SALUTE

Il neopresidente Boggetti: “i cittadini devono essere informati in modo corretto sulle tecnologie mediche a beneficio della propria salute e sulle possibilità di miglioramento della qualità della propria vita che la nuova medicina offre loro”

 

Milano, 28 marzo 2019– Gli italiani fanno passi avanti sulla prevenzione (il 62,6% ha fatto esami di propria iniziativa negli ultimi 5 anni) e la predisposizione agli screening (il 91% è favorevole), ma non sono ancora del tutto pronti alla medicina predittiva e partecipativa. Il 59,4% degli intervistati è infatti contrario alla condivisione dei dati sulla propria salute e l’uso del mobile health risulta ancora molto limitato: solo il 7,6% usa app mediche e il 14,3% usa lo smartphone per monitorare la propria salute. Disposti a personalizzare i dispositivi medici anche di tasca propria (38%), gli italiani sono culturalmente indecisi sulla medicina predittiva: i giovani di 18-35 anni sono quelli più a favore di test che predicono patologie più o meno gravi, mentre gli over 55 sono i meno pronti a questo cambio di paradigma.

 

Ancora troppi gli italiani che cercano su internet informazioni sulla propria salute (57,1%)e al tempo stesso rinunciano alle cure per motivi economici (71,8%), considerando Dottor Google una reale alternativa, per cui la gratuità della rete spesso sostituisce le spese necessarie per un consulto medico. La navigazione in internet avviene soprattutto per approfondire le nozioni su cure e terapie (55,9%) e fare diagnosi sul proprio stato di salute (54,5%). Gli internauti della salute sono per lo più maschi, tra i 18 e i 36 anni e del Sud, caratteristica che denota, come per altri aspetti dell’indagine, una frattura generazionale e territoriale in fatto di salute. Questi i principali risultati dell’indagine “Tech4life”, condotta da Community Media Reasearch in collaborazione con Confindustria Dispositivi Medici e presentata oggi a Milano nell’ambito dell’evento “Tech4life: la salute tra informazione e tecnologia”.

 

I cittadini devono essere informati in modo corretto sulle tecnologie mediche a beneficio della propria salute– ha dichiarato il neopresidente eletto della Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti – e sulle possibilità di miglioramento della qualità della propria vita che la nuova medicina offre loro. Per questo con l’indagine Tech4life abbiamo voluto fare un punto sulla consapevolezza degli italiani del valore delle tecnologie e delle nuove frontiere della medicina. Vogliamo favorire ladivulgazione coinvolgendo il mondo scientifico e le istituzioni, che svolgono un ruolo cruciale in questo processo. Dobbiamo fare in modo che l’informazione corretta ed equilibrata sulle nuove possibilità di prevenzione e cura diventi sempre più centrale soprattutto sul web, dove le persone cercano sempre più spesso la risposta ai proprio bisogni di salute”.

 

FOCUS DELL’INDAGINE

 

Identikit dell’internauta della salute e la frattura territoriale

L’”internauta della salute”, ovvero chi almeno 1 volta ha consultato il web per una qualche ragione collegata al tema salute, presenta un duplice volto. Da un lato, è  caratterizzato dalla giovane età: quattro giovani 18-34enni su cinque (76%) hanno navigato in rete per un parereo un approfondimento e tale pratica cala drasticamente al crescere dell’età fino a raggiungere al 38,4% fra gli over 55. Dall’altro lato, però, internet è fruito in misura maggiore da chi è deprivato economicamente e ha dovuto rinunciare a fare esami per scarsità di risorse(71,8%), in particolare da chi  risiede nel Mezzogiorno (61,6%). Caratteristiche, queste, che denotano come per altri aspetti dell’indagine, esita nel Paese una frattura generazionale e una territoriale in fatto di salute.

Mediamente, una quota oscillante fra il 15 e il 17% fruisce della rete in modo assiduo per fare un’autodiagnosi, approfondire nozioni su cure e terapie, piuttosto che conoscere le tecnologie e i dispositivi. Se a questa quota aggiungiamo quanti vi accedono in misura più contenuta, superiamo ampliamente la metà degli intervistati: il 57,1%. La navigazione in internet avviene soprattutto per  approfondire le nozioni su cure e terapie (55,9%) e fare diagnosi sul proprio stato di salute (54,5%). Leggermente meno utilizzato è il web per scoprire le tecnologie e i dispositivi applicati alla salute (45,7%).

 

Medicina preventiva

La prevenzione, la propensione a realizzare esami, test o visite non prescritte da un medico coinvolge una quota maggioritaria della popolazione. Si sta diffondendo un’attenzione alla dimensione della cura, anche attraverso l’utilizzo di strumentazioni e apparecchiature, grazie anche alla possibilità di disporre di conoscenze attraverso la rete, che ormai coinvolge la maggioranza della popolazione. Negli ultimi cinque anni, la tipologia di prevenzione maggiormente diffusa (senza il sollecito da parte di medici e/o di  personale sanitario) è costituita dalle analisi del sangue (67,1%), seguita dalle visite mediche specialistiche (63,8%). Un minor grado di preferenza è invece riservato ai test diagnostici quali pap-test o mammografie (54,7%). Circa un terzo degli italiani (37,4%) appare meno propenso a realizzare esami preventivi autonomamente. Sono le donne le più orientate alla prevenzione (65,9%), ma anche gli abitanti del Centro Italia (67,2%) e quanti accedono a internet per conoscere aspetti legati alla propria salute (68,6%).

 

Medicina predittiva

Sul versante della medicina predittiva, in generale, circa un decimo degli italiani (fra il 7 e l’11%) si è già sottoposto a una prova per qualche patologia o una malattia grave. Poco più di un terzo (36%) le vorrebbe sostenere, ma ancora non le ha fatte. Per contro, poco meno della metà (fra il 43 e il 46%) si dichiara contrario e un decimo (fra l’8 e il 10%) non sa esprimersi. Dunque, gli italiani, di fronte alla possibilità di predire l’eventuale insorgere di una patologia e/o una malattia più o meno grave si dividono in parti quasi omogenee. I “disponibili” (48,5%) verso la medicina predittiva sono costituti soprattutto dalle generazioni più giovani (55%, 18-34enni),da chi accede a internet per consultare le questioni legate alla salute (55,9%) e quanti si dimostrano attivi nel realizzare autonomamente test ed esami clinici (53,3%). Inoltre, chi ha un’autopercezione più negativa della propria salute (54,5%) e chi risiede nel Mezzogiorno (52,3%) appare più incline a una simile attività. All’opposto, manifestano un più rilevante atteggiamento “contrario” (43%) in particolare i più anziani (49,2%, over 55), chi abita nel Nord-Est (49,6%), quanti non accedono mai a internet per fare un consulto o un approfondimento (52,8%) e non hanno mai svolto autonomamente test diagnostici nell’ultimo biennio (50,1%).

 

Medicina partecipativa

Per quanto riguarda la salute digitale, il dispositivo più utilizzato è lo smartphone (14,3%) presumibilmente per il suo impiego nella vita quotidiana come oggetto per comunicare oltre che per monitorare i propri livelli di attività fisica e in generale di controllo della salute. Solo il 7,6% della popolazione utilizza però un’app per monitorare la propria salute o per curarsi e una quota ancora inferiore (2%)non l’usa personalmente, ma conosce qualcuno che le utilizza.

Ma in che misura la popolazione sarebbe disponibile a condividere i propri dati personali?In particolare con le imprese che progettano e realizzano apparecchiature medicali? La  maggioranza degli interpellati è indisponibile (59,4%). Solo il 40,6% accetterebbe di buon grado di condividere le informazioni. Tra le ragioni spicca il fine generale di utilità alla ricerca (31,4%), ma anche per obiettivi più strumentali quali un risparmio sulla spesa (5,7%) o la personalizzazione di un dispositivo (3,5%). I più “favorevoli” (40,6%) si annidano soprattutto, una volta di più, nelle generazioni più giovani (49,6%, 18-34enni), in chi dichiara di avere un buono stato di salute (42,1%), quanti frequentano abitualmente internet per informarsi sui temi della salute (47,2%), gli abitanti del Centro (41,5%) e del Mezzogiorno (45,7%). In particolare, la propensione positiva alla medicina predittiva si coniuga con una più elevata disponibilità alla condivisione dei dati (53,7%). Ancora una volta, l’età e la fruizione delle nuove tecnologie, ben più che la disponibilità di risorse economiche, esercita un’influenza negli orientamenti della popolazione e discrimina i comportamenti: più aperti e disponibili quelli delle giovani generazioni, più restie e chiuse quelle dei più adulti.

 

Medicina personalizzata

La personalizzazione dei dispositivi biomedicali è nota a una maggioranza della popolazione non amplissima e così pure la disponibilità e l’interesse a personalizzare le apparecchiature. Poco meno del 60% degli interpellati dichiara di sapere di tale opportunità, senza che all’interno dal campione siano rinvenibili particolari fratture. È una conoscenza relativamente diffusa e in misura decisamente inferiore rispetto alla media di quanti dichiarano di sapere cosa sia un’apparecchiatura medicale, dunque, e ha in due occasioni una diversità significativa. Da un lato, l’età: il grado di notorietà dell’opportunità di personalizzare i dispositivi è direttamente correlato al crescere degli anni, passando dal 56,2% dei giovani 18-34enni, al 61,2% degli over 55.

Considerando quanti propendono a personalizzare il dispositivo anche spendendo di più, l’orientamento è più diffuso nelle aree di piccola e media imprese come il Nord Est (40,9%) e nel Centro (39,7%), fra chi ha un’autopercezione positiva del proprio stato di salute (40,3%), chi non ha rinunciato in passato a fare esami e visite mediche (40,3%), chi utilizza internet per conoscere cure o strumenti di cura (41,7%), chi ha fatto più esami di propria iniziativa nel recente passato (40,4%).

 

Nota metodologica

La popolazione oggetto di campionamento è costituita dalla popolazione con oltre 18 anni in Italia ripartita per macroregioni (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole), genere, età. Il campione ammonta a 1.201 casi. Le eventuali distorsioni sono state in seguito bilanciate in fase di elaborazione post-rilevazione – con riferimento ai dati Istat – attraverso procedure di ponderazione che hanno tenuto in considerazione le variabili di stratificazione campionaria sopra citate. Le interviste sono state realizzate con il sistema CATI (Computer Assisted Telephone Interviewing) e CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) nel periodo 7-20 giugno 2018. La rilevazione è stata realizzata dalla società Questlab srl di Venezia Mestre. L’indagine è stata progettata e realizzata da Community Media Research per Confindustria Dispositivi Medici. Daniele Marini ha impostato e diretto la ricerca, curato gli aspetti metodologici e l’elaborazione dei dati. L’impianto del questionario – rivisto a più riprese con Confindustria Dispositivi Medici –, l’analisi dei risultati e la redazione del report è avvenuto con il supporto di Francesca Setiffi (Università di Padova).

 

Contatti per la stampa:

Sara Robibaro – Confindustria Dispositivi Medici
e-mail: robibaro@confindustriadm.itmobile: 393.9976490
Titti Ioia – Community Group
e-mail: titti.ioia@communitygroup.it  – mobile: 339.3587153

 

Boggetti: l’industria dei dispositivi medici, e più in generale la white economy che rappresenta oltre il 10% del PIL, hanno la forza per essere il punto di slancio del nostro Paese

Milano, 28 marzo 2019 – È Massimiliano Boggetti il Presidente della neonata Confindustria Dispositivi Medici, la Federazione che rappresenta le imprese dei medical device. Sotto la guida del neoeletto Presidente si vuole riunire per la prima volta l’intera filiera del settore, che conta 3.957 aziende e occupa 76.400 dipendenti generando un mercato di 16,5 miliardi di euro tra export e mercato interno. Si tratta di un mercato in espansione composto da 1 milione e mezzo di deviceche vanno dalle attrezzature chirurgiche alle grandi apparecchiature diagnostiche, dai test di laboratorio a quelli genetici per predire alcune patologie, dai software per il monitoraggio dei parametri vitali grazie alla telemedicina alle app mediche, dalle protesi dentali agli ausili sanitari, dai servizi per la territorialità ai macchinari per la medicina estetica. Ma sono dispositivi medici anche i biosensori, la robotica o l’intelligenza artificiale applicata alla sanità digitale.

“Confindustria Dispositivi Medici – ha dichiarato il Presidente Massimiliano Boggetti – sarà la casa comune di tutte le imprese che operano nel settore dei dispositivi medici. Essa sarà più rappresentativa del diversificato mondo in cui eticamente operiamo grazie a un mix di competenze che creano contaminazione e valore, sarà capace di comunicare il valore che le nostre innovazioni tecnologiche portano alla medicina moderna, sarà motore e attore principale della rivoluzione della salute 4.0 e della medicina del futuro, una medicina che migliorerà e allungherà la vita dei cittadini in modo sostenibile. L’industria dei dispositivi medici, e più in generale la white economy che rappresenta oltre il 10% del PIL italiano, hanno tutte le caratteristiche per essere il punto di slancio del nostro Paese e lavoreremo con forza in questa direzione”.

Boggetti, 48 anni, laureato in Biologia molecolare presso l’Università degli Studi di Milano, è Amministratore Delegato e Direttore Generale di Sebia Italia e Presidente di Interlab dal 2017. È stato Presidente di Assobiomedica ed è membro del Consiglio Generale di Confindustria. Il Presidente Boggetti ha scelto il Direttore Generale, Fernanda Gellona, e la squadra dei Vicepresidenti che comporranno il Consiglio di Presidenza della Federazione: Angelo Gaiani (Bracco Imaging Italia) con delega al Centro studi; Daniela Delledonne (BD-Becton Dickinson Italia) con delega alle Politiche per lo sviluppo; Paolo Cirmi (3M Italia) con delega alle Relazioni esterne; Gin Invernizzi (Thermo Fisher) con delega alla Comunicazione; Mirella Bistocchi (Starkey Italy) con delega a Etica e impegno sociale; Marco Ruini (Bomi Group) con delega alla Finanza; Franco Gaudino (Johnson & Johnson Medical) con delega al Capitale umano.

Contatti per la stampa:

Sara Robibaro – Confindustria Dispositivi Medici

mobile: 393.9976490

 

Titti Ioia – Community Group

e-mail: titti.ioia@communitygroup.it  – mobile: 339.3587153

Preoccupati per i criteri di definizione dei prezzi di riferimento, che rischiano di danneggiare il mercato

Roma, 22 marzo 2019– Finalmente viene definita una politica per i dispositivi medici chiara e omogenea su tutto il territorio nazionale. Consideriamo molto positivo il valore riconosciuto all’innovazione delle tecnologie mediche, delineando e rafforzando il sistema di valutazione HTA e prevedendo al tempo stesso un coinvolgimento dell’industria nella conoscenza e pianificazione delle innovazioni in arrivo sul mercato. Fondamentale, inoltre, l’istituzione di un piano di vigilanza e sorveglianza del mercato, che rappresenterà una tutela per le imprese serie che lavorano e investono in qualità e sicurezza. Questo il commento di Confindustria Dispositivi Medici sulla  Governance del settore presentata oggi dal Ministero della Salute.

“Ci auguriamo però che – sottolinea Confindustria Dispositivi Medici in una nota – i criteri con cui verranno definiti i cluster di prodotto e i relativi prezzi di riferimento consentano di superare il payback e governare la spesa delle regioni senza danneggiare il mercato del settore. La nostra Federazione auspica di poter collaborare in modo serio e trasparente con le istituzioni affinché tali strumenti siano davvero utili alla sostenibilità del sistema e alle scelte di qualità e innovazione, rendendo il nostro Paese attrattivo per gli investimenti in questo settore”.

 

Contatti per la stampa:
Sara Robibaro – Confindustria Dispositivi Medici
mobile: 393.9976490

Titti Ioia – Community Group
e-mail: titti.ioia@communitygroup.it  – mobile: 339.3587153

Boccia: “è un settore ad alto potenziale sul quale il governo dovrebbe puntare incentivando lo sviluppo di asset strategici in grado di generare investimenti e fiducia nel Paese”

Roma, 1 marzo 2019 – Nasce in Confindustria una nuova Federazione: la Confindustria Dispositivi Medici. L’obiettivo è di riunire l’intero mondo delle imprese di dispositivi medici e dare voce a un mercato in espansione, composto anche dalle nuovissime categorie di prodotti che stanno entrando in questi ultimi anni nella medicina e nella vita delle persone. Si tratta di 1 milione e mezzo di dispositivi medici che vanno dalle attrezzature chirurgiche alle grandi apparecchiature diagnostiche, dai test di laboratorio a quelli genetici per predire alcune patologie, dai software per il monitoraggio dei parametri vitali grazie alla telemedicina alle app mediche, dalle protesi dentali agli ausili sanitari. Ma sono dispositivi medici anche i biosensori, la robotica o l’intelligenza artificiale applicata alla salute, oltre alle stampanti 3D che un giorno permetteranno di stampare tessuti umani o interi organi e magari usarli per i trapianti. Una rivoluzione che le imprese del settore presenti in Italia stanno contribuendo a realizzare, accogliendo le sfide della salute 4.0.

“L’industria dei dispositivi medici – ha dichiarato il Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia – sta contribuendo in modo significativo all’evoluzione della medicina moderna. La white economy rappresenta non solo un’opportunità di sviluppo dei moderni sistemi sanitari, ma anche un investimento in termini economici e occupazionali. Si tratta di un settore ad alto potenziale sul quale il governo dovrebbe puntare incentivando lo sviluppo di asset strategici come la ricerca biomedica in grado di generare investimenti e fiducia nel Paese”.

Nel suo complesso il settore dei dispositivi medici in Italia genera un mercato che vale 16,5 miliardi di euro tra export e mercato interno e conta 3.957 aziende, che occupano 76.400 dipendenti. Per la prima volta così l’intera industria dei device viene rappresentata da un’unica associazione di categoria che riunisce tutte le imprese che producono dispositivi medici, così come saranno classificati e disciplinati dai nuovi Regolamenti europei a partire dal 2020. Il Presidente della neonata Associazione verrà eletto il prossimo 28 marzo in occasione dell’evento di inaugurazione della sede milanese e del lancio dell’indagine “Tech for Life: la salute tra informazione e tecnologia”.

 

Contatti per la stampa:
Sara Robibaro – Confindustria Dispositivi Medici
mobile: 393.9976490

Titti Ioia – Community Group
e-mail: titti.ioia@communitygroup.it  – mobile: 339.3587153

Skip to content