5 Maggio 2021

La paura del contagio e la saturazione degli ospedali se da una parte sono fattori che hanno allontanato le persone dai luoghi di cura, dall’altra hanno evidenziato la criticità dei numeri delle infezioni correlate all’assistenza ospedaliera (ICA). Infezioni che possono scaturire indistintamente da virus o batteri.

Assobiomedicali, l’Associazione di Confindustria Dispositivi Medici che rappresenta le imprese del biomedicale di cui sono presidente si è fatta più volte sostenitrice dell’importanza di sensibilizzare su quanto già oggi sia possibile fare per la riduzione delle infezioni ospedaliere. Un fenomeno ogni giorno più centrale per la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale, sia dal punto di vista sociale che economico.

Un’occasione importante di sensibilizzazione è quella della giornata mondiale dedicata all’importanza dell’igiene delle mani 2021 per la prevenzione delle infezioni che si celebra ogni 5 maggio. Lo slogan scelto per quest’edizione dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è: “Pochi secondi possono salvare una vita: pulisci le tue mani”. L’OMS ha voluto rivolgersi direttamente agli operatori sanitari e alle strutture in cui lavorano. L’obiettivo è quello di praticare un’igiene delle mani efficace nei luoghi di cura: effettuata al momento giusto e nel modo corretto, ovvero ad esempio prima del contatto con il paziente, prima di eseguire una manovra medica, oppure dopo l’esposizione a un liquido biologico, dopo il contatto con gli oggetti o l’ambiente che sta attorno al paziente, sia a casa sia in ospedale.

E a quasi un anno e mezzo di pandemia da Coronavirus il messaggio è potentissimo. Ci riporta direttamente ai primi mesi dell’emergenza sanitaria, quando diversi focolai di contagio si sono verificati proprio nelle strutture ospedaliere, fra i pazienti ricoverati e gli operatori sanitari. Quando la non conoscenza della natura epidemiologica ha portato all’attenzione nazionale il tema della sicurezza e della necessità di protocolli di prevenzione da attuare, soprattutto in ambito sanitario. Lavaggio delle mani ma anche uso di mascherine e dispositivi di protezione, test diagnostici all’ingresso delle strutture, sanificazione e molto altro. 

Nel nostro Paese, nel periodo pre-emergenza, i pazienti con infezioni erano circa 700.000 all’anno. Il 16% di questi era dovuto a infezione del sito chirurgico (ISC) che portano ad avere un rischio cinque volte maggiore di andare incontro a una degenza presso una terapia intensiva e due volte il maggior rischio di decesso. Con costi correlati a una singola infezione che si attestavano tra 5 e 9 mila euro, gravando in modo concreto sulla spesa sanitaria nazionale. Un’infezione determina infatti una degenza del paziente in ospedale due volte e mezzo più lunga con costi di ricovero almeno triplicati. Mentre a livello europeo producono un costo annuo di circa 7 miliardi di euro, ed è stato calcolato che l’applicazione delle attuali linee guida di prevenzione potrebbe far risparmiare circa 2 miliardi.

Abbiamo accennato già ai protocolli di prevenzione da mettere in atto per ridurre il rischio delle infezioni, accanto a questi individuiamo altri due punti cardine su cui costruire un piano di azione per il contrasto al fenomeno, la formazione degli operatori sanitari e la digitalizzazione. Ambiti che diventano fondamentali per una ricostruzione complessiva del nostro sistema sanitario come è emerso dall’emergenza e su cui auspichiamo si indirizzino parte delle risorse del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) in un lavoro congiunto fra i diversi attori. Con l’obiettivo di rendere nel suo complesso la sanità più sostenibile ed equa. Ecco di seguito i tre ambiti su cui lavorare insieme per il contrasto del fenomeno delle ICA:

  1. Prevenzione. Dallo screening per tutte le persone in entrata nella struttura ospedaliera all’uso di dispositivi monouso per il personale sanitario e il paziente, dal lavaggio delle mani alla sterilizzazione dello strumentario chirurgico, dalla corretta preparazione del campo operatorio all’adeguata antisepsi cutanea del sito chirurgico, fino all’uso di dispositivi in grado di tenere sotto controllo eventuali effetti negativi. Tante le azioni e i dispositivi che possono essere messi in campo su questo punto in una strategia condivisa.
  2. Formazione. Un’adeguata formazione degli operatori sanitari, dove l’industria dei dispositivi medici possa dare il suo supporto alle strutture sanitarie in questa attività di fondamentale importanza e divenire partner attivo nelle strategie di contenimento del fenomeno.
  3. Digitalizzazione. Rendere digitali le cartelle cliniche, come strumento di raccolta informazioni, ma anche di controllo dell’appropriatezza prescrittiva attraverso la diffusione di software funzionali ai professionisti sanitari nel processo decisionale. Ma anche trasformazione digitale della sanità.

Accanto a questi ambiti va sottolineata come la riduzione del fenomeno potrebbe essere inoltre sostenuta con la creazione di appositi LEA associati a quei dispositivi medici il cui utilizzo potrebbe già oggi portare a dei migliori outcome sul paziente. Abbassando così con azioni mirate, best practice e tecnologia medica il rischio infezioni.

Come associazione di categoria, sul tema ci siamo fatti inoltre promotori di due progetti pilota con l’obiettivo di introdurre la metodologia lean nelle strutture ospedaliere per la riduzione delle infezioni. Siamo infatti convinti che il metodo permetta di ottimizzare i processi, introducendo ruoli e responsabilità nei reparti che seguono procedure standardizzate di rilevazione, controllo e prevenzione.

Il primo è stato Lean4HealtH nel 2017 con il coinvolgimento di quattro strutture ospedaliere: Casa di Cura Pederzoli di Peschiera del Garda; Aou di Sassari; IFO di Roma; e Aou di Ferrara. 300 ore di formazione, 80 persone coinvolte per 134 figure professionali che hanno lavorato insieme. Il secondo Lean healthcare management per la riduzione delle infezioni post chirurgiche gravi in chirurgia addominale lanciato nel 2019 in collaborazione con Telos Management Consulting, ARS Toscana e i reparti di chirurgia di tre strutture ospedaliere della regione: Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana; Presidio Ospedaliero Fi Sud Est – ASL Toscana Centrale; UO Chirurgia Generale del Presidio Ospedaliero di Arezzo – ASL Toscana Sud Est.  

Nicola Barni

Presidente Assobiomedicali Confindustria Dispositivi Medici

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