PRI – Produzione, Ricerca e Innovazione

Ogni anno Confindustria Dispositivi Medici con il Rapporto Produzione, Ricerca e Innovazione (PRI) fotografa le imprese e l’andamento del settore dei dispositivi medici e diagnostici in vitro. Nel 2022 abbiamo deciso di pubblicare tre approfondimenti economici e sociali che possono restituire un’analisi puntuale sulla prima risposta del settore alla pandemia Covid-19.

 

Il Rapporto Produzione, Ricerca e Innovazione (PRI) contiene un insieme di analisi eterogenee effettuate dal Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, che ogni anno raccoglie ed elabora un set di dati utili a fotografare le principali tendenze del comparto e a fornire gli strumenti per esaminare i fenomeni emergenti. Il PRI 2022 è alla base delle 11 infografiche che racchiudono i principali indicatori di mercato.

Da quest’anno Confindustria Dispositivi Medici rende disponibili ulteriori analisi economiche e sociali. L’approfondimento pubblico che rendiamo disponibile a tutti è su tre temi che hanno caratterizzato la recente dinamica del settore e possono restituire elementi puntuali sulla sua prima risposta alla pandemia Covid-19:

  • Il primo è dedicato all’andamento dei ricavi delle imprese durante il 2020, con un confronto con il 2019. L’emergenza sanitaria ha avuto effetti asimmetrici sul bilancio delle imprese, con alcuni settori produttivi in forte difficoltà.
  • Il secondo è un focus sull’andamento del commercio internazionale dei dispositivi medici. Durante la pandemia si è resa evidente la mancanza di attrattività dell’Italia per le imprese del settore, una tendenza da invertire.
  • Il terzo approfondisce l’occupazione femminile nelle posizioni apicali delle aziende. C’è un’ingiustificata assenza di dati sul lavoro femminile, un gap che vogliamo contribuire a colmare.

Gli associati possono inoltre usufruire anche di materiali aggiuntivi di analisi sulla piattaforma riservata MyCDM. Tra questi, un “Folder” che raggruppa le elaborazioni necessarie ad analizzare l’andamento del nostro settore negli ultimi anni, con delle serie storiche sui principali indicatori, insieme a un focus specifico per ciascun comparto. E lo strumento delle slide deck con le infografiche delle ultime due edizioni del PRI. Entrambi i documenti sono sia in italiano sia in inglese.

Sei un’associato? Accedi a MyCDM alla pagina “Pubblicazioni” nella sezione “Temi % Attività” o clicca sul tasto qui sotto.

La redditività delle aziende dei dispositivi medici: 2020 vs 2019

Il Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici ha osservato che il 52% circa delle aziende del settore ha totalizzato nel 2020 un ammontare di ricavi inferiore all’anno 2019. In altre parole, si stima che una azienda su due non abbia mai visto aumentare i propri ricavi nell’anno dell’inizio della pandemia.

Per arrivare a questo dato abbiamo costruito un campione rappresentativo di aziende, confrontando il totale dei ricavi in bilancio 2020 con la medesima voce relativa al bilancio 2019.

Questo risultato rispecchia le caratteristiche di fondo dell’operatività aziendale nel settore dei dispositivi medici. In primo luogo, non tutti i dispositivi medici sono collegati all’emergenza pandemica che stiamo affrontando. Pertanto, soltanto alcuni comparti figurano nell’elenco di chi ha visto aumentare i propri ricavi totali nel corso del 2020.

In secondo luogo, l’emergenza sanitaria ha comportato, a causa di restrizioni al movimento dei cittadini, la riduzione di prestazioni sanitarie di natura non collegata al Covid-19. Questo è evidente quando si osserva l’andamento dei ricavi nei comparti in cui la presenza fisica del paziente risulta essere condizione necessaria per la prestazione. Ultimo, ma non per importanza, il settore dei dispositivi medici è popolato da una grande maggioranza di aziende di produzione e distribuzione, mentre la componente dei servizi, veri vincitori del 2020, rappresenta un’area minoritaria.

Il commercio internazionale di dispositivi medici: tra la mancanza di un’adeguata produzione interna e la ricerca di prodotti a basso costo

A fronte di una riduzione del 5.3% dell’export, e un aumento del 4,9% dell’import Confindustria Dispositivi Medici ha deciso di approfondire il punto, investigando le potenziali dinamiche alla base di questa tendenza che sembra relegare l’Italia sempre di più al ruolo di importatore netto.

In primo luogo, abbiamo analizzato i principali paesi di origine (import) e destinazione (export), evidenziando il progressivo spostamento del baricentro del commercio internazionale dagli USA verso la Cina. Si esporta sempre di meno verso gli USA (-12,3%) e si importa sempre di più dalla Cina (+15,1%).
Appare evidente, in tal senso, come l’offerta asiatica, poco differenziata e di minor qualità, rappresenti una minaccia in un contesto che sembra prediligere i dispositivi a basso costo.

In secondo luogo, ci siamo concentrati sui comparti del settore dei dispositivi medici, verificando quali avessero risentito di più dell’aumento dell’import appena descritto. In particolare, i comparti della diagnostica in vitro e degli elettromedicali hanno visto un drastico aumento dei dispositivi importati da Cina e Corea del Nord. Questo dato va inquadrato alla luce della gestione dell’emergenza pandemica nel nostro Paese: la mancanza di un’adeguata produzione interna ha spinto ad acquistare all’estero i beni indispensabili, come tamponi e respiratori, per la lotta al Covid-19, rinunciando di fatto a potenziare il tessuto produttivo all’interno del paese e a renderlo attrattivo per investimenti esteri.

Verso un’occupazione inclusiva e qualificata: donne e posizioni apicali

Nel settore dei dispositivi medici e diagnostici in vitro, una posizione apicale su quattro è occupata da donne; se consideriamo che, in Italia, appena il 18% delle posizioni lavorative regolate da un contratto da dirigente sono occupate da donne (dati Istat), il settore dei dispositivi medici figura indubbiamente fra quelli all’avanguardia rispetto alla questione di genere.

La tendenza è quella di un ricambio generazionale in cui le donne si stanno ritagliando sempre più lo spazio che meritano nelle posizioni di vertice delle aziende. Infatti, se restringiamo l’analisi alle fasce d’età più giovani, la proporzione fra uomini e donne nelle posizioni apicali risulta la più equa, sintomo che le donne figurano sempre di più fra i nuovi entranti. Tuttavia, con l’aumentare dell’età si torna a uno scenario meno equo, in parte perché il processo di turnover appare appena iniziato ma anche per la difficile conciliazione fra famiglia e lavoro che spesso incombe sulle donne lavoratrici (così come la mancanza di strumenti per gestirla).

Il settore dei dispositivi medici appare fra i più virtuosi nella gestione delle pari opportunità, e si sta avvicinando allo sfondamento del tetto di cristallo. Sappiamo che la strada è ancora lunga, ma la rotta appare già tracciata.

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