30 Aprile 2024

Primary Site intervista Ruini Incab

Primary Site è il progetto di Confindustria Dispositivi Medici per promuovere l’innovazione nel settore dei dispositivi medici e lo sviluppo di PMI e start-up. L’ambizione è dare vita a un modello di integrazione e di cooperazione tra industria e ricerca clinica capace di rendere accessibile l’innovazione per la salute in tempi rapidi, valorizzando il concetto di Open Innovation.  

Le dieci aziende selezionate per la prima edizione stanno affrontando un percorso di confronto con diversi partner al fine di realizzare un ecosistema a supporto dell’innovazione che nasca dalla sinergia di competenze ed esperienze. Tra questi vi è Incab Group s.r.l., società che si occupa di investimenti attraverso la gestione partecipata e che fornisce alle aziende servizi di supporto e consulenza.  

All’interno del progetto Primary Site, Incab sta svolgendo un assessment finanziario, eseguendo un’attività di matching tra le dieci aziende selezionate e le imprese già attive nel comparto. L’obiettivo è riuscire a presentare i progetti a player presenti sul mercato per valutare con loro l’opportunità di investimento. Abbiamo incontrato Giorgio Ruini, presidente della società, per approfondire.  

Qual è il contributo di Incab all’interno del progetto Primary Site?

Il nostro contributo parte da quarant’anni di esperienza nel settore dei dispositivi medici con una visione imprenditoriale. Con Bomi (n.d.r. società di cui è stato cofondatore nel 1985) ho collaborato con le principali multinazionali del comparto e avuto modo di conoscere distributori sia italiani che esteri attivi sul mercato degli impiantabili, dei consumabili, delle strumentazioni. Da qui è partito il confronto con le imprese del Primary Site, a cui ho segnalato quali grandi aziende e distributori potrebbero essere potenzialmente interessati a un investimento o a una collaborazione con l’obiettivo di conferire poi concretezza a queste ipotesi intellettuali.  

In questo ambito, quali sono i criteri con cui valutare se un’innovazione ha del potenziale?

Qualsiasi idea innovativa deve confrontarsi con imprenditori e utilizzatori per passare dalla business idea alla realizzazione e capire se può effettivamente avere valore sul mercato. Nel caso dei progetti presentati al Primary Site, di cui diversi sono in una fase intermedia o avanzata dello sviluppo, abbiamo cercato di instaurare delle vere e proprie collaborazioni al fine di passare alla fase di industrializzazione. Un passaggio determinante per ogni prodotto. A ognuna delle realtà selezionate, quindi, abbiamo fornito delle indicazioni specifiche su quale potrebbe essere la via più adatta da percorrere per raggiungere il risultato.  

Gli investimenti sono fondamentali in un settore incentrato su Ricerca e Sviluppo come quello dei DM: effettuare Business Combination accelerate può essere una via per accrescere le opportunità del comparto?

Certamente ma è un contesto complesso nel nostro Paese, a differenza di altri come Stati Uniti, Inghilterra o Francia. Scarseggiano, ovvero, i fondi pubblici specializzati destinati alle start-up ed è necessario puntare sul privato. Sulle grandi società di produzione o di distribuzione che si muovono nello stesso settore tra gli ottanta, cento milioni di fatturato, per cui il progetto potrebbe aggiungersi alla gamma di prodotti già esistente. A mio avviso, in questo momento la Business Combination è l’unica strada percorribile in Italia.

Possiamo considerare le attività che state conducendo nell’ambito del programma come coerenti con il concetto di Open Innovation?

Assolutamente sì, la mia è una visione pratica e razionale: si tratta di trovare un’azienda interessata a investire in modo diretto sul progetto di un’altra impresa per inserire il prodotto nel proprio catalogo e lavorare insieme sul potenziale successo dell’operazione. 

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Giorgio Ruini

Giorgio Ruini

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