17 Luglio 2024
Primary Site è il progetto di Confindustria Dispositivi Medici per promuovere l’innovazione nel settore dei dispositivi medici e lo sviluppo di PMI e start-up. L’ambizione è dare vita a un modello di integrazione e di cooperazione tra industria e ricerca clinica capace di rendere accessibile l’innovazione per la salute in tempi rapidi, valorizzando il concetto di Open Innovation.
Il contributo di Giuseppe Banfi, direttore scientifico IRCSS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio e scientific ambassador Mind, è stato determinante nell’ideare il progetto: è fondatore e promotore dell’iniziativa. Professore presso l’Università degli studi di Milano e l’Università Vita-Salute San Raffaele, in passato è stato anche direttore sanitario della Casa di Cura S. Maria di Castellanza, dell’Istituto Clinico Villa Aprica di Como e dello stesso IRCCS Galeazzi – Sant’Ambrogio. All’attivo conta oltre cinquecento pubblicazioni scientifiche e partecipa assiduamente alle diverse iniziative dedicate all’innovazione in ambito sanitario.
La sua enorme esperienza ha svolto un ruolo essenziale nel definire le caratteristiche specifiche del Primary Site, fornendo un supporto senza eguali nell’individuare gli obiettivi da perseguire con lo sviluppo del progetto. È intervenuto, inoltre, come prezioso membro del Comitato tecnico-scientifico che ha vagliato le candidature ricevute per la prima edizione.
Lei è uno degli ideatori del progetto, com’è nato il Primary Site e perché?
Il progetto è nato da un’idea condivisa con Confindustria Dispositivi Medici, in particolare con la direttrice del Centro Studi Valeria Glorioso e con Fiorenza Lipparini, CoFounder PlusValue, società coinvolta nello sviluppo di Mind. L’idea era quella di fornire un supporto alle PMI italiane, a seguito della pubblicazione del nuovo regolamento del settore che prevede quelle che potrebbero essere delle complessità nella preparazione della documentazione necessaria per i dispositivi medici. Novità che probabilmente potevano essere affrontate più agilmente dalle multinazionali strutturate ma con qualche difficoltà in più dalle piccole e medie imprese, dalle startup o da chi magari aveva semplicemente una buona idea dal punto di vista progettuale e bisogno di assistenza per riuscire a portarla sul mercato. Così, abbiamo voluto creare un luogo per potenziare la cultura sul tema e fornire un aiuto pratico.
Il concetto di Open Innovation è sempre più centrale per l’innovazione, lo è stato anche nello sviluppo del Primary Site?
Certamente, l’idea era quella di creare le condizioni per mettere insieme diverse esperienze e competenze. Ne servono tantissime nel comparto dei dispositivi medici. Biotecnologiche, ingegneristiche, legali, il know-how legato alla sperimentazione sicura e controllata e molte altre. Sviluppare una visione multidisciplinare è un elemento fondamentale per chi propone nuove idee nel campo dei dispositivi medici, così come per la crescita del settore. Abbiamo cercato di perseguire questo obiettivo nel pensare il Primary Site.
A suo avviso i progetti selezionati per la prima edizione possono rispondere ai processi dell’Open Innovation?
Assolutamente sì, chiaramente qualche progetto è più maturo da questo punto di vista.
Perché l’Open Innovation è fondamentale nel settore dei dispositivi medici?
La procedura di sviluppo e certificazione di un dispositivo medico è lunga e costosa, non solo in termini economici. Avere quindi a disposizione le differenti competenze, riuscendo a metterle insieme, facilita l’avvio dei diversi processi. In questo modo, inoltre, le aziende italiane hanno la possibilità di mantenere una certa competitività con i mercati di altri paesi, dove magari i processi (anche quelli di sperimentazione) sono semplificati. L’approccio dell’Open Innovation è fondamentale per non restare indietro rispetto ad altre realtà internazionali. Incentivare collaborazione, cooperazione e interazione tra le diverse competenze è estremamente funzionale per agevolare l’accesso sul mercato delle nuove tecnologie sanitarie. Sono convinto che nel nostro Paese ci siano tutte le condizioni accademiche e industriali per produrre nuove idee, approcci, procedure, dispositivi da introdurre nel campo biomedico e sanitario. D’altra parte, è necessario agevolare il processo di innovazione e fare in modo che idee e prototipi di qualità, dopo le opportune sperimentazioni, possano effettivamente riuscire ad arrivare sul mercato e a rispondere, quindi, alle necessità dei cittadini, dei pazienti. Il punto centrale è proprio questo. Lavorare per migliorare lo stato di salute del cittadino, la sua qualità di vita, attraverso l’accesso all’innovazione.
Giuseppe Banfi
Direttore scientifico IRCSS Ospedale Galeazzi - Sant'Ambrogio e Scientific Ambassador Mind