È il momento di fare scelte politiche coraggiose per il futuro del nostro Paese. Siamo pronti a fare la nostra parte e abbiamo declinato una proposta di rilancio su tre punti: salute, scienza e industria.
Il nostro Paese ha attraversato un momento di emergenza senza precedenti. La pandemia di Coronavirus ha avuto in Italia un impatto particolarmente drammatico con cui ci stiamo ancora confrontando. Stiamo facendo i conti con le perdite umane ed economiche e l’organizzazione di un mondo nuovo in cui poter convivere con il virus.
E per rispondere a questo straordinario bisogno di salute e di ripresa sociale ed economica abbiamo bisogno di uno sguardo al futuro e una programmazione strategica di lungo respiro. Tre i punti cardine su cui costruire la ripartenza nel nostro Paese, tre gli assi portanti su cui puntare: salute, scienza e industria.
La nostra proposta è declinata su questi tre punti nel documento Salute, Scienza, Industria per il futuro del Paese.
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La salute delle persone deve tornare al centro della nostra programmazione.
Negli ultimi anni il nostro Servizio sanitario nazionale ha subito tagli e spending review che hanno reso gli italiani più fragili mentre si cercava il pareggio in bilancio. Dobbiamo ora tornare ad investire puntando ai migliori standard.
Le azioni
• Promuovere negli ospedali un aggiornamento del parco tecnologico per garantire alle persone l’accesso alle migliori tecnologie per la salute, con un particolare focus per la prevenzione.
• Investire nel territorio potenziando l’assistenza territoriale e domiciliare per essere vicini alle persone con una cura per patologia e non per prestazione attraverso tecnologie per il monitoraggio a distanza, la telemedicina, le app, etc.
• Un nuovo sistema di procurement basato su un programma di HTA che valorizzi l’innovazione per superare i tempi delle gare centralizzate al prezzo, dei prezzi di riferimento imposti e dei cluster omogenei.
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La possibilità di trasformare una crisi in opportunità passa dall’innovazione. E nel mondo dei dispositivi medici questa fa rima con ricerca scientifica.
Dobbiamo tornare a investire nella scienza, nella ricerca e nella medicina e per farlo dobbiamo promuovere la
formazione dei giovani per creare competenze e offrire opportunità ai nuovi talenti. E dobbiamo lavorare a un’informazione di valore capace di contrastare la diffusione delle fake news.
Le azioni
• Tornare a finanziare la ricerca di base e la ricerca applicata nelle università, nel CNR, negli IRCCS e nei centri di ricerca. Valorizzare i parchi tecnologici e puntare sui progetti che qualifichino il nostro Paese a livello internazionale come il Milano Innovation District (MIND); azioni queste che sono in grado di attrarre investimenti anche da parte delle imprese.
• Incentivare il trasferimento tecnologico dai centri universitari all’industria e rendere più snello il percorso dei comitati etici per le sperimentazioni cliniche.
• Promuovere il rapporto virtuoso tra medico e industria indispensabile per l’evoluzione tecnologica ripensando la legge Spazzacorrotti, il Sunshine Act e la sospensione della prescrizione, lavorando in un quadro più ampio di riforma della giustizia che sia più celere e giusta.
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L’industria dei dispositivi medici rende disponibile l’innovazione per la salute a tutti. E lo fa creando indotto e occupazione. È un’industria con una grande funzione sociale e ha oggi, insieme a tutta la filiera della white economy, la possibilità di diventare a pieno titolo una delle eccellenze del made in Italy.
Le azioni
• Incentivare sul territorio italiano la produzione e la ricerca industriale che generano occupazione e indotto.
• Saldare i debiti alle aziende fornitrici da parte della PA e stabilizzare i pagamenti entro 30 giorni. I ritardi nei tempi di pagamento toccano i 108 giorni e vedono le aziende dei dispositivi medici creditrici nei confronti della PA per un totale di 1,9 miliardi di euro.
• Rivedere il gravoso sistema di tassazione sulle imprese e prevedere la cancellazione della tassazione indiretta come il payback, le tasse di partecipazione ai congressi e il controverso prelievo forzoso pari all’1% del fatturato oggi in discussione nella legge delega.